BENVENUTI!!!

Benvenuti, oggi iniziamo una nuova esperienza che ci vedrà impegnati al vostro fianco nelle piccole e/o grandi problematiche quotidiane...

sabato 4 febbraio 2017

ADOC E GOLDEN APPLE WEB AGENCY PRESENTANO IL PROGETTO FOODATE CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE

Si è tenuta questa mattina, nella sede dell’ADOC provinciale di Brindisi, la conferenza stampa di presentazione del progetto Foodate sviluppato dalla Digital Agency Goldenappleweb.com. Presenti all’incontro il Presidente dell’ADOC provinciale Zippo Giuseppe, l’ideatore del progetto Angelo Zaccaria e Stefano Casoar CEO dell’Agenzia. Un appuntamento quello di questa mattina alla vigilia della celebrazione della giornata nazionale contro lo spreco alimentare. Con l’approvazione della Legge per il contrasto al fenomeno, andata in vigore il 14 Settembre 2016, si sono introdotte importanti novità circa l’utilizzo dei prodotti alimentari prossimi alla scadenza. Foodate si pone lo scopo di prevenire lo spreco attraverso una gestione oculata della dispensa domestica mettendo a disposizione dei consumatori una App per il monitoraggio delle scadenze oltre alle giacenze dei prodotti alimentari. Un utile strumento, quindi, che se adottato potrebbe portare inevitabili vantaggi sotto diversi punti di vista da quello economico a quello della tutela della salute e dell’ambiente. Nel suo intervento Il Presidente provinciale Zippo Giuseppe ha sottolineato l’importanza del progetto per i consumatori. Lo spreco alimentare è al centro delle attività dell’associazione ed è per questo che sarà dato pieno supporto al progetto per la diffusione e lo sviluppo. 12,5 Miliardi di euro il volume di spreco in termini economici nel nostro Paese a cui vanno aggiunti i costi relativi all’impatto ambientale per le operazioni di trasporto e smaltimento dei rifiuti. Un problema che va affrontato con sempre maggiore incisività se consideriamo che il 54% degli sprechi avviene in ambito domestico.  Angelo Zaccaria ideatore dell’App in uno con Stefano Casoar hanno illustrato le finalità del progetto  ed il funzionamento  dell’applicazione. Dall’acquisizione della scadenza dei prodotti, alla gestione delle giacenze sino ad arrivare alla comparazione dei prezzi al dettaglio con al possibilità di accedere allo storico. Foodate si pone come obiettivo nel futuro di abbracciare anche altri settori merceologici. Per maggiori informazioni www.foodate.it www.adocbrindisi.it   






martedì 31 gennaio 2017

ATTENTATO PALAMELFI: LA CITTA' NON SI PIEGHI ALLA DELINQUENZA

                                Risultati immagini per PALAMELFI

Le immagini relative all’attentato perpretato ai danni del palazzetto “F. Melfi” di Via Ruta destano preoccupazione e tanta rabbia. Un atto gravissimo che speriamo non venga derubricato, al pari di altri episodi, ad un atto vandalico ad opera di disadattati. Un vero e proprio oltraggio verso la citta' intera ed in particolare verso cittadini ed operatori del settore che attraverso lo sport cercano, con enormi sacrifici, di indicare una “strada sicura” per centinaia di ragazzi. Nel futuro, speriamo, che Brindisi non debba mai più assistere ad episodi del genere. Non si faccia l'errore di sospendere le attivita' così come avvenuto anche nel recente passato quando ad essere preso di mira fu un altro pilastro della società, un istituto scolastico della periferia e di conseguenza migliaia di ragazzi rimasti a casa per diversi giorni. Si dia un segnale deciso,  la citta' non si pieghi alla delinquenza e mostri di saper reagire, faccia sentire la sua voce rivendichi con forza legalità e sicurezza sinonimo di serenità e normalità aspetti venuti sempre nel corso del tempo. L’ADOC esprime pieno sostegno al movimento sportivo manifestando sin da subito piena disponibilità a supporto di tutte le iniziative che riteniamo debbano essere necessariamente messe in campo. 

UFFICIO STAMPA ADOC

lunedì 30 gennaio 2017

ROTTAMAZIONE CARTELLE ESATTORIALI ABACO: LA SODDISFAZIONE DI ADOC BRINDISI

LETTERA RICHIESTA ROTTAMAZIONE CARTELLE ABACO

Risultati immagini per cartelle esattoriali abaco


COMUNICATO STAMPA


La scrivente associazione esprime soddisfazione in riferimento all’approvazione all'unanimità del consiglio comunale del provvedimento relativo alla rottamazione delle  cartelle esattoriali ABACO su proposta della Sindaca, Avv. Angela Carluccio. Una soluzione auspicata dall’ADOC di Brindisi avendone fatto esplicita richiesta con nota protocollata in data 3 Dicembre 2016, di cui si allega copia, indirizzata contestualmente al primo cittadino, alla Dirigente del settore Tributi e all’assessore al ramo.
Se per un verso, l’ approvazione del provvedimento odierno costituisce una indubitabile occasione per incassare entrate senza i costi di un recupero coattivo (con pacifico beneficio per le casse comunali), sotto altro aspetto si consente ad una generalità di contribuenti e, soprattutto, a quanti, in questi anni di crisi economica, si sono trovati nell’impossibilità di assolvere ai propri doveri di estinguere,finalmente e definitivamente, posizioni debitorie attraverso il pagamento di rate depurate dalle (mal tollerate) sanzioni.

Brindisi li, 30 Gennaio 2017

                         ADOC Provinciale di Brindisi
                                      Il Presidente
                                                                                          Giuseppe Zippo



lunedì 16 gennaio 2017

BRINDISI IN VETRINA NATALE 2016 CERIMONIA DI PREMIAZIONE


Si svolgerà Lunedì 30 Gennaio a partire dalle ore 17.00, presso la sala Universitaria di Palazzo Nervegna, la cerimonia di premiazione dell'iniziativa "Brindisi in vetrina Natale 2016". Nel corso della serata saranno premiate le vetrine e lo spot natalizio più apprezzati dai consumatori sarà, inoltre, presentata la raccolta fotografica inerente il centro cittadino nel periodo delle festività, materiale raccolto grazie alla collaborazione dell'associazione In Photo e dell'associazione commercianti centro di Brindisi.  

TRASPORTO FERROVIARIO: DISAGI E COSTI A CARICO DEI PENDOLARI BRINDISINI

L’ADOC Provinciale di Brindisi invoca con urgenza una soluzione per i disagi economici cui sono sottoposti dal giugno dello scorso anno i pendolari salentini. Dal primo giugno 2016, infatti, i  migliaia di cittadini pugliesi che utilizzano quotidianamente il treno per viaggi e spostamenti legati a motivi di studio e lavoro non usufruiscono più dell’opzione degli abbonamenti “con estensione regionale”, grazie ai quali, versando un supplemento aggiuntivo,  avevano la possibilità di utilizzare, in base a orari e necessità per andata e/o ritorno, sia un treno regionale che di categoria superiore (Intercity), con un ventaglio di possibilità maggiore per corse e orari.
Attualmente, dunque, i viaggiatori pugliesi sono costretti a fare due abbonamenti, entrambi bidirezionali, quello per il trasporto regionale e quello per i treni a lunga percorrenza, raddoppiando i costi per il trasporto fino a superare, in alcuni casi, le due mensilità di stipendio in un anno!
Si tratta di un problema che si aggiunge a quelli di una mobilità su rotaia largamente insufficiente e legata ad  orari e coincidenze a dir poco scomode, esponendo le famiglie a costi assurdi ed insostenibili in tempi in cui esse sono già in affanno per la pesante crisi economica in atto.

L’ADOC chiede che la Regione Puglia intervenga urgentemente per il ripristino della cessata Convenzione con Trenitalia ovvero per l’introduzione di formule che consentano agli utenti un apprezzabile contenimento dei costi, come per esempio l’abbonamento unidirezionale regionale/nazionale oppure il potenziamento delle tratte assegnate ai treni regionali (specialmente per fasce orarie critiche quale quella che va dalle 7.45 alle 8.30, particolarmente sguarnita nella tratta Bari-Lecce, percorsa in tale arco temporale da due I.C. che si susseguono a distanza di pochi minuti).

A tal fine, l’ ADOC Provinciale di Brindisi, riserva di promuovere forme e strumenti di partecipazione popolare finalizzate a fare emergere le reali proporzioni delle difficoltà che investono i pendolari delle tratte salentine ed a dare evidenza alle Istituzioni della indifferibilità di iniziative a salvaguardia degli interessi e delle aspettative di una categoria di consumatori particolarmente sensibile e vulnerabile, quale quella dei pendolari.

                                                                                  Ufficio stampa ADOC Brindisi

mercoledì 11 gennaio 2017


Brindisi li, 11 Gennaio 2017
Prot. 4/17
Al Sindaco
Avv. Angela Carluccio
Comune di Brindisi

Al Dirigente SUAP – Impianti tecnologici
Arch. Fabio Stefano Lacinio

Alla Società Energeko Gas Italia S.r.l.

p.c. Agli Organi di informazione


Oggetto: Esercizio impianti termici edifici scolastici comunali
            
       In riferimento all’argomento in oggetto e ai disagi causati dalle temperature rigide di questi giorni, la scrivente associazione chiede che sia prestata ulteriore attenzione agli edifici scolastici di competenza comunale pur consapevoli dei limiti derivanti dall’efficientamento energetico degli stessi, non proprio ottimale.

Per quanto sopra, alle misure già adottate, preventivamente, con l’accensione degli impianti termici, nelle giornate antecedenti il riavvio delle attività, in orario diurno chiediamo che già nel pomeriggio di oggi e per tutta la durata nelle ore notturne si valuti l’accensione degli impianti termici ed il loro corretto funzionamento al fine di ridurre al minimo i disagi sia agli studenti che agli stessi operatori scolastici. 
Confidando in un favorevole accoglimento della presente , invio cordiali saluti.   
                                                                                      

                                                                                      Il Presidente provinciale
                                                                                              Zippo Giuseppe

martedì 10 gennaio 2017

La lettera inviata dall'ADOC per l'adozione “Linee guida per la refezione scolastica con pasto domestico”


Brindisi, 4/1/2017

drpu@postacert.istruzione.it 
Spett.le Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia

uspbr@postacert.istruzione.it 
Spett.le Ufficio IV di AT


protocollo.asl.brindisi@pec.rupar.puglia.it 
Spett.le ASL BRINDISI

ufficioprotocollo@pec.comune.brindisi.it 
Spett.le Comune di Brindisi

Spett.li

bric811008@pec.istruzione I.C. SANT’ELIA
bric812004@pec.istruzione.it I.C. SANTACHIARA
bric81600b@pec.istruzione.it I.C. PARADISO-TUTURANO
bric817007@pec.istruzione.it I.C. CASALE
brps09000v@pec.istruzione.it I.C. CAPPUCCINI
bric8100c@pec.istruzione.it I.C. BOZZANO
bric81300x@pec.istruzione.it I.C. COMMENDA
bric81400q@istruzione.it I.C. CENTRO 1
bric83500r@pec.istruzione.it I.C. CENTRO

Oggetto: Adozione “Linee guida per la refezione scolastica con pasto domestico”

Negli ultimi mesi si è molto parlato della questione “panino” o – per meglio dire – pasto da
casa in alternativa alla ristorazione scolastica.
Nella nostra città si sono verificati spiacevoli episodi che hanno indotto molti genitori a rivolgersi alla nostra Associazione per veder riconoscere il diritto delle famiglie e degli alunni a poter consumare un pasto domestico a scuola.
Diritto riconosciuto dal MIUR e da diversi Istituti Comprensivi che, nel rispetto delle linee guida indicate dalle ASL, hanno adottato il “Regolamento per il consumo del pasto da casa”.
Ripercorriamo le tappe della vicenda.
Nell’anno scolastico 2014/2015 59 famiglie si rivolsero al Tribunale di Torino affinché venisse riconosciuto il diritto dei propri figli a consumare a scuola il pasto portato da casa e, di conseguenza, la possibilità di non usufruire del servizio mensa offerto dal Comune di Torino.
Principio confermato con la sentenza n. 1049/2016 del Tribunale di Torino con la quale viene sancito il diritto degli alunni al consumo presso gli istituti scolastici del pasto domestico.
Per questo non si può considerare tale sentenza una vittoria delle sole famiglie ricorrenti, ma è una vittoria di tutti i bambini: la possibilità, il diritto di poter scegliere!
Portare da casa il pasto da consumare a scuola è un diritto.
Il Tribunale di Torino ha, infatti, rigettato il reclamo del Ministero dell'Istruzione avverso la sentenza che aveva riconosciuto il diritto di consumare a scuola il pasto portato da casa.
Secondo il Tribunale di Torino il reclamo presentato dal Miur "è infondato".
Le considerazioni delle Amministrazioni reclamanti - si legge, tra l'altro, nell'ordinanza - non appaiono al Collegio idonee a scalfire il ragionamento del primo giudice, ne' a consentire una diversa ricostruzione del quadro normativo che neghi al genitore dell'alunno iscritto al tempo pieno (della scuola primaria) la facoltà di scegliere, per il proprio figlio, tra il servizio di refezione offerto dal Comune e la consumazione a scuola, durante l'orario del pranzo, di un pasto preparato a casa: evidentemente sotto la propria responsabilità. Ed ancora: "il diritto allo studio è riconosciuto dall'art. 34 Cost., che lo declina, in primo luogo, attraverso la previsione di obbligatorietà e gratuità dell'istruzione inferiore per almeno 8 anni. La gratuità dell'istruzione è un principio assoluto e in alcun modo relazionato al reddito dei soggetti che devono fruirne. E' quindi evidente che subordinare il diritto allo studio all'adesione a servizi a pagamento viola il dettato costituzionale".
"Ferma restando la possibilità di uscire accompagnato all'ora di pranzo e rientrare per la ripresa pomeridiana delle lezioni - si dice ancora - il diritto dell'alunno a “tempo pieno” di partecipare al 'tempo mensa e dopo mensa' a scuola non può essere negato, ne' subordinato all'adesione a un servizio a pagamento, come quello di refezione". Si evidenzia in un altro punto dell'ordinanza - che “l'unica alternativa ragionevolmente praticabile, rispettosa sia dell'art. 34 Cost. sia dei dati emergenti dalle fonti di legge e ministeriali, consiste nel consentire agli alunni del "tempo pieno" che non aderiscono al servizio di refezione comunale di consumare a scuola un pasto domestico, ossia preparato a casa".
I giudici, dunque, relativamente all'organizzazione dei pasti, tra chi usufruisce del servizio
mensa e chi del pranzo portato da casa, spiegano che "l'utilizzo dello stesso refettorio, se questa è la scelta organizzativa dell'istituto scolastico, da parte di utenti diversi - quelli che utilizzano il servizio di refezione e quelli che consumano il pasto domestico - può rendere opportuno stabilire regole di coesistenza: regole che hanno anche, e soprattutto, la funzione di mantenere chiarezza sull'ambito entro cui la ditta appaltatrice del servizio può essere chiamata a rispondere per il cibo somministrato in mensa". "Va dunque ricordato - si afferma infine - che il 'tempo mensa e dopo mensa' è parte dell'offerta formativa ed è un momento di sviluppo della personalità, valorizzazione delle capacità relazionali, educazione ai principi della civile convivenza. Valori formativi che devono essere preservati, per quanto possibile, dall'istituzione scolastica, pena la negazione del diritto che è stato qui accertato".
Il Tribunale di Torino ha centrato la propria decisione sul fatto che il servizio di refezione
scolastica è facoltativo, nel senso che né vi è un obbligo dell'Amministrazione di improntarlo, né vi è un obbligo del genitore di aderirvi.
Il Tribunale enuncia la natura del “tempo-mensa” come facente parte del “tempo-scuola”.
Peraltro, la stessa amministrazione intimata aveva esposto considerazioni tali da avvalorare
l'idea che sia oramai superata una nozione di educazione e di insegnamento che si limiti alla trasmissione di nozioni concettuali. Evidenziando come il tempo impiegato per consumare il pasto faccia parte del percorso educativo, e dunque del servizio di istruzione pubblica fornito (così nella sentenza: “Da tale premessa discende che il diritto all’istruzione primaria non corrisponde più al solo diritto di ricevere cognizioni, ma in modo più ampio al diritto di partecipare al complessivo progetto educativo e formativo che il servizio scolastico deve fornire nell’ambito del “tempo scuola” in tutte le sue componenti e non soltanto a quelle di tipo strettamente didattico. Avuto, in particolare, riguardo alla funzione del “tempo mensa” deve, dunque, ritenersi -disattendendo la conclusione cui è giunto il Tribunale- che il permanere presso la scuola nell’orario della mensa costituisca un diritto soggettivo perfetto proprio perché costituisce esercizio del diritto all’istruzione nel significato appena delineato.”)
La Corte d'Appello ha accertato il diritto vantato dagli alunni laddove nell’osservare che
sebbene, comunque, ciascun genitore potrebbe scegliere di non usufruirne (del servizio mensa) optando per l’orario strutturato sul “modulo” anziché per il tempo pieno ovvero prelevando il figlio da scuola durante il tempo della mensa per poi riaccompagnarlo successivamente, in tal modo verrebbe, però, ad essere leso il diritto di partecipare al “tempo mensa” quale segmento del complessivo progetto educativo ovvero –fruendo della refezione scolastica per necessità ed in assenza di alternativa- si trasformerebbe, come si è detto, il relativo servizio in servizio obbligatorio.”
Ma vi è di più.
La Corte d’Appello osserva come ricada in capo all’amministrazione stessa l’obbligo di dover dare attuazione al diritto accertato dal giudice civile, senza che esso giudice possa imporre specifici comportamenti all'amministrazione (pena, altrimenti, l'invasione nella sfera di attribuzioni del potere amministrativo). Da ciò l'implicita conseguenza che nei confronti di tale azione amministrativa le famiglie vantano una posizione di interesse legittimo in quanto tale tutelabile, se leso, innanzi al diverso giudice amministrativo.
In questa ottica sono molti gli interventi diretti a dare piena attuazione a tali principi e a garantire il pieno e libero diritto al consumo a scuola del pasto domestico, si veda la nota dell’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte n. del Registro Ufficiale (U) 0011082 del 14/10/2016 e la nota dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto n. del Registro Ufficiale
(U).002681 del 15/11/2016 nonchè i regolamenti scolastici per il consumo del pasto portato da casa adottati da numerosi istituti comprensivi, che seguono l’indirizzo segnato dalla richiamata sentenza della Corte d’Appello di Torino costituendo a livello nazionale dei precedenti significativi.
Si indicano quali precedenti i seguenti documenti:
- Regolamento per il consumo del pasto da casa – Consiglio di Istituto del 24/10/2016 delibera n.
56 – Istituto Comprensivo “G.Rodari” Brandizzo;
- Parere ASL TO3 del 09/09/2016;
- Nota Istituto Comprensivo Venaria 2 – Don Milani, Servizio di refezione scolastica con pasto portato da casa;
- Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte – decreto di costituzione Osservatorio pasto
domestico;
- Nota Ufficio scolastico Regionale Piemonte n. del Registro Ufficiale (U) 0011292 del
21/10/2016;
- Nota dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto n. del Registro Ufficiale (U).002681 del
15/11/2016;
- Istituto Comprensivo di Santena - Disposizioni organizzative del consumo del pasto domestico del 27/09/2016 ;
- Istituto Comprensivo T. Grossi - Treviglio (BG) – Regolamento refezione scolastica con pasto portato da casa;
- Nota del Dirigente – Direzione Area Servizi Educativi n. 13740/044 del 26/09/2016 – Città di Torino;
- Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria Bergamo – Indicazione per il pasto portato da casa.
Forte è la volontà dei genitori che si sono rivolti all’ADOC che vogliono esercitare il diritto
riconosciuto di far sì che i propri figli consumino il cibo portato da casa assieme ai compagni nel refettorio scolastico o in uno specifico spazio a ciò destinato e, quindi, di non avvalersi del servizio di refezione scolastica.
Come associazione condividiamo pienamente i principi espressi e posti alla base della
sentenza dell’Autorità Giudiziaria e, da parte nostra, non possiamo non difendere l’idea che il “tempo mensa” debba essere considerato a tutti gli effetti “tempo scuola”, diritto riconosciuto dalla prefata sentenza.
Il “tempo mensa” è il momento della socializzazione, dell’educazione alimentare, della
prevenzione, attraverso il cibo, di alcune patologie; è il momento in cui tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia, possono accedere ad un pasto, dal punto di vista nutrizionale, equilibrato e di qualità; è uno dei possibili modi per costruire inclusione.
Pertanto, si chiede che tutte le scuole di Brindisi mettano a disposizione degli alunni uno spazio, un luogo dove gli stessi possano liberamente consumare il cibo portato da casa.
E’ necessario, per questo motivo, che il MIUR dia disposizioni precise alle Scuole affinché le famiglie e gli alunni possano decidere di esercitare liberamente e senza impedimenti la possibilità di poter usufruire del pasto domestico.
A tal riguardo, si rammenta da un lato che il servizio di refezione scolastica non è obbligatorio e dall’altro che il “tempo mensa”, il tempo impiegato per la pausa del pranzo, fa parte del “tempo-scuola” e che, pertanto, i genitori che decidono di non volersi avvalere del servizio di refezione scolastica non possono essere obbligati a rinunciare a parte dell'istruzione né, d’altra parte appare concepibile la possibilità di lasciare digiuni i bambini durante il pranzo perché non è concesso di portare cibo a scuola né tampoco di vigilarli mentre pranzano in un luogo diverso dal refettorio scolastico, spesso nel giardino della scuola o nelle macchine dei genitori.
Si ricorda, peraltro, che l’attività di preparazione alimentare autogestita è un’attività non soggetta alle imposizioni delle vigenti normative in materia di igiene dei prodotti alimentari e delle imprese alimentari e i relativi controlli ufficiali (Reg. C.E. n. 178/2004, C.E. n. 852/2004 e n. 882/2004), a forme di autorizzazione sanitaria né a forme di controlli sanitari e ricade completamente sotto la sfera di responsabilità dei genitori dell’alunno.
Premesso quanto innanzi, stante la volontà espressa dalle famiglie, di cui l’ADOC si fa portavoce, di esercitare il diritto accertato e riconosciuto dall’Autorità Giurisdizionale (Corte d’Appello di Torino, sentenza n. 1049 del 21/06/2016 e Tribunale di Torino, ordinanza n. 22390 del 9/9/2016) ed in attuazione di quanto in esse previsto nel punto in cui si demanda alla responsabilità organizzativa di ciascuna istituzione scolastica relativamente all’istituzione e regolamentazione del pasto domestico, con la presente si chiede che ciascun Istituto Comprensivo si compiaccia disporre e adottare un “regolamento per il consumo del pasto da casa” disciplinando le regole e disponendo regole di coesistenza e non reciproca esclusione nel rispetto dei diritti di tutti gli alunni e le alunne.
Per l’effetto, si invita l’Ufficio Scolastico Regionale a voler adottare delle linee operative per l’attuazione della refezione scolastica con il pasto portato da casa affinchè ogni Istituto Comprensivo possa uniformarsi nell’adozione del predetto Regolamento.
Si invita la ASL di Brindisi – Dipartimento di Prevenzione e Protezione –servizio igiene alimenti a voler fornire indicazioni igienico-sanitarie in merito al consumo in ambiente scolastico di alimenti forniti dalle famiglie in sostituzione della refezione scolastica.
Al fine di garantire il predetto servizio si invita il Comune di Brindisi a voler effettuare presso ogni Istituto Comprensivo ove si svolge l’orario scolastico a tempo pieno un sopralluogo o controllo onde individuare uno spazio specifico per il consumo del pasto domestico all’interno della Scuola.
Certi che la presente richiesta trova negli interlocutori naturali una condivisione di intenti e una comune volontà diretta alla regolamentazione di un servizio che può e deve essere offerto a tutti gli alunni ed alunne che ne facciano richiesta, ed in attesa di poter leggere gli adottandi “REGOLAMENTI PER IL CONSUMO DEL PASTO DA CASA”, si inviano molti cordiali saluti.


                                                                                             Il Presidente ADOC
                                                                                             Provinciale di Brindisi
                                                                                                Giuseppe Zippo

Comunicato ADOC su servizio refezione scolastica



Tra i temi che hanno maggiormente preoccupato le famiglie brindisine sul finire dello scorso anno sicuramente è da annoverare il servizio di refezione scolastica del Comune capoluogo. Quanto sopra, per una serie di inefficienze relative alla qualità del servizio offerto con particolare riferimento all’igiene e la salubrità dei cibi, elementi già oggetto di attenzione da parte degli organi di polizia e di controllo. A fronte della situazione, nonostante le rassicurazioni dell’azienda affidataria del servizio di refezione scolastica, molte famiglie, venuto meno il rapporto di fiducia ed in attesa dell’esito delle analisi, dopo i prelievi effettuati a cura degli ispettori della ASL, hanno inteso non usufruire del servizio con la conseguenza di doversi sobbarcare ulteriori disagi per prelevare i proprio figli negli orari di pausa mensa per poi riportarli alla ripresa delle lezioni nel pomeriggio. Quanto sopra, stante l’indisponibilità a far consumare il pasto da casa in alternativa a quello fornito dal servizio. Un aspetto quello del “pranzo casalingo” oggetto anche di sentenza del tribunale in risposta alle rivendicazioni dei cittadini che hanno visto far valere i propri diritti. Ne sono seguite linee guide adottate dai vari dirigenti scolastici per la piena attuazione di quanto disposto. Nello specifico, lo scorso giugno una sentenza della Corte d’Appello di Torino ha riconosciuto, rigettando il reclamo del Miur, il diritto degli studenti a portarsi il pranzo da casa e a consumarlo nei locali adibiti a mensa scolastica. Un’ordinanza che ha aperto il vaso di Pandora su un tema tanto complesso quanto delicato.
E’ una questione che afferisce, in prima battuta, alla qualità dei prodotti somministrati. Sono numerose le lamentele da parte dei genitori sulla scarsa qualità del cibo offerto a pranzo ai propri figli. Lamentele che sono anche alla base dell’azione che ha portato alla sentenza sopracitata. Per quanto sopra, la scrivente con una nota, di cui si allega copia,  rivolta all’Ufficio scolastico regionale e provinciale, ai dirigenti scolastici, all’amministrazione comunale di Brindisi e alla ASL ha chiesto l’adozione di linee guida per la refezione scolastica con pasto domestico. In attesa del riscontro alla richiesta avanzata l’impegno dell’ADOC di Brindisi proseguirà sul fronte della piena attuazione del 461/97 e quindi sull’obbligatorietà da parte delle pubbliche amministrazioni nel coinvolgimento delle associazioni dei consumatori per il monitoraggio del livello di qualità dei servizi pubblici. 

Brindisi li, 10 Gennaio 2017

                         ADOC Provinciale di Brindisi
                                      Il Presidente
                                                                                               Giuseppe Zippo


SERVIZIO REFEZIONE SCOLASTICA IL PUNTO DI ADOC BRINDISI


In previsione del ritorno sui banchi di scuola dopo l'emergenza neve di questi giorni si ripropone il problema mensa per migliaia di famiglie brindisine alle prese con una serie di disservizi anche gravi a cui non è seguita una risposta attendibile da parte dell'azienda affidataria del servizio. L' Adoc chiede maggiori controlli nelle mense scolastiche, nonché il pieno rispetto della legge n° 221/2015 sui criteri ambientali minimi per la ristorazione collettiva e la fornitura di derrate alimentari.Nel 2016 dopo i controlli dei Nas avvenuti sull'intero territorio nazionale si è scoperto che una mensa scolastica su quattro era irregolare, una situazione inaccettabile perchè parliamo della salute dei nostri figli e per i costi che le famiglie sono costrette a sostenere con enormi sacrifici. Sono necessari, quindi, maggiori controlli da parte delle autorità competenti e dei dirigenti scolastici e una attenzione particolare da parte dell’Anac di Cantone sulle gare d’appalto. Devono essere pienamente rispettati i contenuti della legge n° 221/2015, che obbligano le mense ad utilizzare nei menu come minimo il 40% di prodotti biologici, con il 15% della carne e il 20% del pesce da allevamento biologico. Una tutela sancita dalla legge per i “nostri piccoli” ed una soluzione ideale per un’alimentazione sana sempre più presente sulle tavole degli italiani, come testimonia inequivocabilmente il grande sviluppo di questo settore e che la legge riconosce come un diritto non da acquisire ma già riconosciuto. Per questo come Adoc abbiamo già predisposto una campagna di sensibilizzazione sul tema dallo scorso settembre, e siamo pronti a denunciare ogni caso di violazione della norma al TAR. 

Analisi sui costi, sui controlli e la sicurezza, sulla qualità e la salute dei prodotti

Lo scorso giugno una sentenza della Corte d’Appello di Torino ha riconosciuto, rigettando il reclamo del Miur, il diritto degli studenti a portarsi il pranzo da casa e a consumarlo nei locali adibiti a mensa scolastica. Un’ordinanza che ha aperto il vaso di Pandora su un tema tanto complesso quanto delicato.
E’ una questione che afferisce, in prima battuta, alla qualità dei prodotti somministrati. Sono numerose le lamentele da parte dei genitori sulla scarsa qualità del cibo offerto a pranzo ai propri figli. Lamentale che sono anche alla base dell’azione che ha portato alla sentenza sopracitata.
Ma non è solamente un problema di qualità dell’offerta. Il problema delle mense scolastiche è anche un problema di costi sostenuti dalla scuola e dalle famiglie. E’ un problema di responsabilità degli insegnanti, degli operatori e dei genitori. E’ un problema di controlli sul servizio e sul fornitore. E’ un problema di educazione alimentare e civica.
E’ impensabile e fuorviante ridurre il dibattito ad un semplice panino sì, panino no.
Ed è altrettanto impensabile non mettere mano sull’intero sistema di ristorazione collettiva scolastica, ad oggi deficitario, caotico, spesso oggetto di critiche e di personalismi.
Ma procediamo con ordine.

COSTI

Dal punto di vista dei costi, secondo uno studio della  – Servizio Politiche Territoriali, nello scorso anno scolastico le famiglie italiane hanno sostenuto una spesa di 329 euro mensili (3.290 euro annui) per pagare le rette degli asili nido e delle mense scolastiche nelle scuole materne o elementari, con un aumento del 3,1% rispetto all’anno scolastico 2012-2013.
UIL
In particolare, per le mense scolastiche nelle scuole materne o elementari, la retta mensile è costata mediamente 77 euro (770 euro l’anno), con un aumento del 5,5% rispetto a 3 anni fa, che incidono per il 2,1% sul reddito familiare disponibile.
Cifre ingenti, in particolare per le famiglie meno abbienti, che non possono giustificare la spesso insufficiente qualità del servizio di ristorazione.
Famiglie, quelle più povere, che possono anche non incontrare alcun aiuto da parte dei Comuni di residenza. Secondo l’ultimo Rapporto di Save the Children “(Non)Tutti a mensa!” nel 13% dei Comuni non è prevista alcuna esenzione di pagamento, mentre il 15% dei Comuni esclude il bambino in caso di insolvenza dei genitori.
Certo non si pretende di avere un servizio completamente gratuito, come avviene in Finlandia e Svezia (Eufic), ma un minimo di agevolazioni e aiuti da parte dei Comuni deve sussistere, anche perché si rischia di aumentare la discriminazione già nel percorso scolastico.

CONTROLLI E SICUREZZA

Nell’ultimo anno scolastico il Nucleo Anti Sofisticazioni (NAS) dei Carabinieri ha effettuato controlli a tappeto sulle mense scolastiche, riscontrando irregolarità nel 25% dei casi. Ben 37 attività sono state sospese o poste sotto sequestro, mentre sono state sottratte al consumo oltre 4 tonnellate di prodotti alimentari.
Sono stati inoltre posti in essere, di concerto con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), controlli straordinari nel settore degli appalti pubblici e della sicurezza alimentare delle mense scolastiche.  Sono state controllate 291 aziende, di queste nel 13% dei casi sono state riscontrate irregolarità. Che hanno portato all’elevazione di oltre 4mila sanzioni amministrative, al deferimento di 13 persone all’Autorità Giudiziaria, e all’adozione di 9 provvedimenti di sospensione dell’attività lavorativa. Sono stati inoltre sequestrati 18,5 kg di prodotti alimentari, per un valore di € 1.500.
La situazione, a giudicare i dati, appare molto grave. Se un quarto delle mense scolastiche non è a norma, come possiamo essere sicuri di una corretta e sana alimentazione per i nostri figli?
In questo senso è molto importante il ddl sulla ristorazione collettiva presentato dalla Senatrice PD e vicepresidente della commissione Agricoltura del Senato Leana Pignedoli.
La proposta prevede norme per le procedure di gara per assegnare i servizi escludendo appalti al massimo ribasso e criteri di riferimento che vanno dal livello dei prodotti delle materie prime utilizzate, alla formazione del personale, alla qualità dei locali in cui si consuma il cibo, fino alla destinazione del cibo prodotto in eccesso nell’ottica del contrasto allo spreco di alimenti.
Insieme alla garanzia del livello di affidabilità delle imprese è previsto anche un sistema di controllo costante sui servizi offerti, basato su rendiconti dettagliati dei gestori, in modo da permettere un coinvolgimento attivo degli utenti per un costante miglioramento.

QUALITÀ E SALUTE

Come detto, spesso e volentieri i genitori si lamentano della scarsa qualità dei cibi offerti nelle mense ai propri figli, invocando la presenza a tavola di prodotti di qualità, sicuri per la salute e sostenibili per l’ambiente.
Nel Piano d’Azione Nazionale sul Green Public Procurement (PANGPP) sono previste quote minime di alimenti di produzione biologica e integrata da inserire nell’offerta scolastica. Secondo i dati Biobank sono 1.250 le mense bio, di cui il 71% concentrate nel Nord Italia.
Su questo tema abbiamo rivolto una serie di domande a Roberto Pinton, segretario di Assobio, di illustrarci l’attuale situazione della diffusione di prodotti biologici nelle mense scolastiche.
“Già nel 2010, quindi ben prima delle norme sul Green Public Procurement, dall’indagine realizzata dalla Regione Veneto emergeva l’uso quotidiano di prodotti biologici nel 60.6% dei comuni veneti e più volte a settimana nel 21.2%. La realtà, quindi, è più rosea di quella descritta da Biobank. Naturalmente ciò non è sufficiente e ci si deve impegnare affinché tutte le amministrazioni si allineino alla normativa. Per noi, che siamo necessariamente e, direi, “costituzionalmente” conformi a tutti gli standard di legge e di regolamento, è motivo di sconcerto vedere che proprio le amministrazioni pubbliche non rispettano la normativa. Organizzazione dello Stato a parte, la sensibilizzazione delle amministrazioni passa per l’informazione alle famiglie, che devono pretendere il rispetto della legge. È inoltre assolutamente necessario che l’agricoltura cambi direzione, e che quella biologica cresca, che aumenti sempre più il numero di aziende che s’impegna a ripristinare la fertilità naturale di campi devastati da decenni di uso dissennato di concimi chimici e pesticidi di sintesi e che non aggiunga un solo grammo di veleni a falde acquifere gravemente compromesse. L’agricoltura biologica non ha nulla a che fare con le mode, non è un modo di fornire alimenti strani a un manipolo di appassionati, è un’assoluta necessità.
Se le famiglie fossero portate a conoscenza di questi dati, modificherebbero i propri consumi. Purtroppo, anche se in continua crescita, l’agricoltura biologica rappresenta ancora soltanto il 12% delle superfici agricole italiane. Il che sta a dire che c’è un 88% del territorio (su cui si versano le tonnellate dei glifosate, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina che troviamo nelle nostre acque) condotto in modo convenzionale.”

Qual è la diffusione di mense bio negli altri Paesi europei? Quale modello può essere seguito anche qui in Italia?

“In realtà siamo noi a costituire un modello: son venute a studiare il modello italiano autorità pubbliche anche dal Giappone e dagli Stati Uniti e abbiamo partecipato a progetti internazionali portando la nostra esperienza. Se ora è obbligatorio l’uso di quote rilevanti di prodotti biologici, è dal 2000 (con l’art.59 della legge 23 dicembre 1999, n.488, la finanziaria 2000) che “Per garantire la promozione della produzione agricola biologica e di qualità, le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche ed ospedaliere prevedono nelle diete giornaliere l’utilizzazione di prodotti biologici, tipici e tradizionali nonché di quelli a denominazione protetta”: non era stabilita una quantità minima, ma quotidianamente qualche prodotto biologico doveva essere comunque utilizzato.  Abbiamo avuto anche leggi regionali in Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Veneto, Toscana, Marche ed Emilia Romagna che erogavano contributi alle amministrazioni locali che usavano più prodotti biologici o stabilivano quote minime. Costituivamo noi, quindi il modello. Lo siamo ancora. Ottimi risultati si hanno ora in Danimarca: con un piano d’azione per la promozione della produzione biologica lanciato in primavera, il governo ha deciso di aumentare gradualmente la quota di prodotti biologici nei menu delle istituzioni pubbliche (mense, ospedali e asili), nel quadro di un ambizioso piano progressivo per convertire tutta l’agricoltura del Paese verso il biologico e il sostenibile. Il primo obiettivo a breve termine è che il 60% del cibo servito nella ristorazione sia di origine biologica, quello più a lungo termine è il 100%, seguendo la graduale conversione della produzione.
Ma le 900 cucine comunali di Copenaghen son già al 90% di ingredienti biologici (la scelta rientra nelle strategie di mantenere la capitale tra le città più “verdi” del pianeta: il piano è di arrivare a essere completamente CO2 neutrale entro il 2025).
In Francia, secondo i dati ministeriali, nel 2016, il 58% dei centri pubblici di ristorazione propone piatti biologici: erano il 41% nel 2011 e solo il 4% prima del 2006. Anche qui lo sviluppo si deve all’iniziativa dello Stato, che sembra più deciso del nostro.
Forte il peso del biologico anche in Svezia, ma lo sviluppo è netto in tutta l’Europa occidentale.”

Quali sono i vantaggi dell’alimentazione biologica per bambini e ragazzi?

“Ormai c’è assoluta certezza che l’esposizione alimentare a residui di pesticidi ha effetti negativi sullo sviluppo neurologico dei bambini, con deficit cognitivi chiaramente correlati agli insetticidi agricoli più diffusi. D’altra parte è intuitivo: gli insetticidi uccidono gli insetti distruggendo il loro sistema nervoso. L’assunzione continuativa anche a dosi estremamente contenute, come quelle che si trovano come residuo negli alimenti convenzionali, non ha certamente effetto mortale in un bambino, ma interferisce con il suo sviluppo neurologico. Lo confermano diversi studi pubblicati sulle principali riviste scientifiche di epidemiologia (Environmental Health Prespectives), di medicina pediatrica (Pediatrics, che segnala anche deficit d’attenzione e disordini legati all’iperattività) e tossicologia (Clinical Toxicology, che registra anche difetti alla nascita, asma e altri disturbi).
Più ricerche rilevano che dopo pochi giorni dalla sostituzione di frutta e verdura convenzionali con quelle biologiche, le concentrazioni di pesticidi nell’urina dei bambini diventano non rilevabili; uno studio dell’università di Washington conclude letteralmente: “Il consumo di prodotti biologici sembra fornire un modo relativamente semplice per i genitori a ridurre l’esposizione dei propri figli ai pesticidi”.
L’associazione francese di consumatori UFC-Que Choisir proprio in questi giorni ha pubblicato i risultati delle analisi che ha commissionato a laboratori specializzati: nella frutta e nella verdura acquistate sul mercato si sono trovati 85 pesticidi diversi, l’80% dei campioni è risultato contaminato da almeno un pesticida. Solo la frutta biologica è risultata incontaminata.”

I prodotti biologici costano di più, forse è per questo che non sono in tutte le mense?

“Non vorrei fare discorsi troppo complicati, ma al censimento 1990 in Italia avevamo 3.023.344 aziende agricole, a quello 2010 ne avevamo 1.630.420: in vent’anni ne abbiamo perse un milione e quattrocentomila. L’industria e la distribuzione impongono agli agricoltori convenzionali prezzi che non coprono i costi di produzione. Quando ti pagano meno di quanto a te costa produrre qualcosa, ti strozzano, ti scannano e ti accompagnano inesorabilmente alla chiusura. Sono i risultati della ricerca del prodotto più low cost possibile, anche a prezzi non sono assolutamente sostenibili da parte di chi i prodotti li fa: è una sanguinosa guerra tra poveracci. E va fatta chiarezza sui costi delle derrate nelle mense. Un istruttivo esercizio che chiunque può fare è leggere i capitolati delle gare d’appalto: tutti presentano le tabelle delle grammature di ogni singolo piatto.Un pasto tipo per un bambino delle elementari prevede 50 g di pasta, 50 g di passata di pomodoro, 40 g di carne di manzo, 5 g di parmigiano reggiano, 5 g di carota, 40 g di finocchio, 10 ml olio extra vergine, sale. Acquistando la versione biologica di tutti questi prodotti in un negozio, come potrebbe fare una mamma, il costo totale è di 79 centesimi; acquistando all’ingrosso, come fanno le società di ristorazione, si può considerare un costo inferiore a 60 centesimi.Quando per un pasto in mensa si pagano 4 o 5 euro, non si tratta di 4 o 5 euro di derrate alimentari: si pagano  – giustamente – gli stipendi, le ferie e i TFR dei cuochi, della dietista, del personale che serve e di quello che pulisce, di quello che registra le fatture e si occupa dei pagamenti, le salviette, i detersivi, le spese di trasporto, il gas, lo smaltimento degli avanzi, l’ammortamento delle cucine e delle attrezzature, gli affitti, l’energia, le assicurazioni, le tasse, gli oneri finanziari, l’utile dell’impresa…Il peso economico delle derrate è tra quelli che incidono meno: quello che si paga – è ovvio- è il servizio complessivo di fornitura del pasto.Quando anche le derrate biologiche costassero il 20% in più, stiamo parlando di 10 centesimi a pasto, due euro al mese.Se proprio due euro al mese fanno la differenza e sconvolgono i bilanci delle famiglie, non è complicato recuperarli con una piccola modifica del menu o tagliando qualche altro costo, ma, per favore, senza toccare la qualità e la sicurezza dei prodotti che si danno ai bambini.”
FONTE ADOC NAZIONALE